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Alice, Società

La parata delle Merdaviglie

Il Carnevale di Venezia quest’anno si è aperto così:

«È vietato usare in Piazza San Marco, in Piazzetta, sotto le Procuratie e nei luoghi interessati dalle manifestazioni programmate e autorizzate, apparecchi atti alla diffusione sonora o strumenti musicali che possono recare disturbo alle persone e alle medesime manifestazioni».

Questo che avete appena letto è un passaggio dell’ordinanza firmata dal comandante della polizia municipale per la tutela dell’incolumità pubblica e della sicurezza urbana in occasione del Carnevale veneziano.

In via ufficiale comunica come quest’anno sia stato vietato qualsiasi spettacolo musicale più o meno improvvisato e più o meno importante tra le calli e rioni di una delle città più belle al mondo.

Com’è facile immaginare, è accaduto che alcuni spettacoli si siano comunque svolti, in segno di protesta per il negato festeggiamento che il divieto ha provocato.

Ed è accaduto anche che nella zona di Rialto la polizia se la sia presa con un carretto musicale di passaggio, iniziando a lanciare fumogeni, colpendo anche e soprattutto chi con il fattaccio non c’entrava nulla, ma stava comodamente bevendo un aperitivo a qualche metro di distanza.

Così la solita violenza, di quella inutilmente gratuita, si è consumata.

Tempo fa lessi un libro, o meglio qualche pagina di questo.

Mi trovavo in biblioteca, una di quelle piccole, un po’ appartate, che possono contenere massimo una ventina di utenti. Quel pomeriggio ero sola. Ricordo come la noia per lo studio di schedari e di formule chimiche mi portò a spulciare senza ordine alcuno testi tra gli scaffali.

Mi capita spesso.

Quel giorno presi un libro che pareva più un fermaporta, tanto era grosso.

La copertina era brutta, come brutta era la sezione in cui lo trovai: “VARI”.

Il titolo del fermaporta era NO GLOBAL e gli autori erano come minimo una decina. Dentro ci trovai storie di deturpazioni ambientali, multe alle regioni, situazioni precarie e potenzialmente gravi in natura.

Una di queste storie era firmata Gianfranco Bettin e parlava di Venezia. Raccontava di come fosse importante conservare una città nata nell’acqua che per restare se stessa non può e non deve negare il rapporto con questo elemento, né snaturarsi blindandosi.

Aveva ragione.

Venezia è una città difficile, retta da equilibri delicatissimi dove più condizioni, da quelle ambientali a quelle economiche, spesso si trovano antagoniste.

Ogni giorno questa città combatte e accoglie un turismo matto e disperatissimo, un turismo che degli equilibri delicatissimi sostanzialmente se ne frega.

O non lo sa, o non gliene importa.

C’è chi sostiene che Venezia sia una città di morti e bigotti, un museo per visitatori, un presepe vivente finanziato dai cinesi che ormai ne hanno in mano le sorti. Dai bar al casinò.

Sono d’accordo

Allo stesso tempo, però, rifiuto d’accettare la bigotteria e la chiusura di certe argomentazioni al riguardo.

Usare la polizia contro la musica è fascismo e preferisco di gran lunga una città viva impregnata di tradizioni rionali che una città morta perché piegata ai capricci dei visitatori che decidono, coscientemente e volontariamente, di spendere del tempo su di essa.

Italiani o stranieri che siano.

Il carnevale veneziano dura una sola settimana su 365 giorni l’anno e i vecchi adagi come il diritto al riposo, alla tranquillità perché la sveglia è alle 6 o perché si è stanchi sono sacrosanti, ma altrettanto accantonabili per soli sette miseri giorni.

Per quanto mi riguarda, dato che a Venezia ci studio, quest’anno il carnevale l’ho saltato in tronco.

Non avevo voglia di treni pieni zeppi di maschere e di persone, di posti occupati e di spagnoli ubriachi.

Non avevo nemmeno voglia di prezzi rialzati, di spintoni e di file per il bagno.

Se non si fosse capito, sono una che si spazientisce velocemente.

Così quest’anno ho deciso di festeggiare solo ed esclusivamente il martedì grasso, partecipando ad una festa in maschera a cui sono andata vestita fondamentalmente da cogliona.

L’idea del travestimento, su cui le mie amiche ed io avevamo lavorato, era scaturita davanti ad una birra.

Una sera.

Volevamo fare qualcosa alla Spaghetti Western, con qualche indiano ed un cowboy, con qualche piuma e un fucile.

A conti fatti il risultato è stato buono e, a differenza del 90% delle altre ragazze nel suddetto locale, anche garbatamente divertente.

Sì perché la puerilità e l’innocenza nel travestirsi per quest’occasione in verità celano la voglia e il desiderio di sentirsi legittimati a svelare, da parte di una buona maggioranza del genere femminile, la propria indole.

L’indole quiescente che non si ha il coraggio di mostrare negli altri 364 giorni, o meglio, solo in quel giorno, il giorno di Martedì grasso, la si sfoggia con la sicurezza di potersi avvalere di una certa giustificazione popolare che più o meno recita così:

«Va be’, è perché è Carnevale!».

NO.

Credo nessuno di voi possa negare il fatto che le feste carnevalesche riservino piacevoli sorprese per l‘intero mondo maschile, ed anche femminile (noi di Truth non siamo omofobi! Semmai un po’ coglioni, ma nella norma) di diavolette, soldatesse, conigliette, cameriere vestite da conigliette, conigliette vestite da soldatesse  e soldatesse vestite da diavolette, ecc.

Sono ragazze quasi sempre molto belle, che una certa libertà nella sacra arte dello svestimento se la possono pure permettere, ma che si piegano inequivocabilmente alla mancanza di fantasia, tangendo così il mondo della professione più vecchia del mondo.

Magari senza pagare le tasse.

Premetto subito che non sono qui a fare strali di bigottismo, né la santocchiera bacchettona filodemocristiana di turno!

Sostengo solamente di preferire una categoria di ragazze che fanno perno sull’originalità piuttosto che sulla banalità di due corni luminosi in vernice con delle piume rosse tutt’intorno, che manco il quartiere a luci rosse di Amsterdam.

Queste ragazze poi, quelle della categoria cornini in vernice, rivelano caratteristiche bioecologiche interessantissime che meriterebbero un dottorato sperimentale in campo.

Sono completamente atermiche e sfidano i 7 gradi centigradi anche di una pausa sigaretta in shorts, pon pon da coniglietta come se nulla fosse, come soffrissero di naturali spasmi corporei autoriscaldanti.

Ci fossi io al loro posto, il giorno dopo mi trovereste sul letto a calzettoni ed aspirina in posa come il Galata morente di Epigono.

Tramortita dalla morte.

Ho intenzione di scrivere a Napolitano, che, essendo il Presidente della Repubblica, automaticamente si trova a capo di tutte le Forze Armate italiane.

Ho un dubbio che mi attanaglia, per il quale vorrei delucidazioni in merito, visto che non ci dormo la notte.

(Be’ ovviamente non prenda le mie goccine magiche, questo è certo).

Ma davvero paghiamo le tasse per mantenere soldatesse in shorts e tacchi 10 – 12?!

Non pensavo il popolo italiano finanziasse anche questo tipo di esercitazioni militari.

INCREDIBILE, non si finisce mai di imparare.

Non sapevo nemmeno che Biancaneve portasse la minigonna, né che i conigli mettessero collant Calzedonia da 9.99 euro taglia Medium.

Pazzesco.

Quello che so, invece, è che l’originalità batte la noia dei cornini 1 – 0 su calcio di punizione, e che questo lo sanno bene anche quelle due ragazze che alla festa sono arrivate verso le 22.30 circa.

Erano entrambe vestite da sub con tanto di boccaglio, pinne e due bombole d’ossigeno ricavate da due bottiglie vuote attaccate con lo scotch.

Questo lo sanno bene anche altre tre ragazze che alla festa portavano un tutone bianco con la mascherina da chimico sulla bocca, una valigetta e un adesivo sulla schiena con su scritto:

“SI.E.SAI CARNEVAE”.

Questo lo so bene anch’io che l’anno scorso ci sono andata vestita da Gene Simmons dei Kiss con tanto di zatteroni ai piedi e cerone bianco da 4.70 euro sulla faccia.

Con questa presa d’atto e con la consapevolezza che per qualcuno mettere una maschera a carnevale equivale talvolta a togliere la propria, concludo questo pezzo facendomi portavoce della Parata delle Merdaviglie più straordinaria di sempre.

Di cui non farò mai parte.

Ma che rimane la più straordinaria.

E buona giornata.

«VENGHINO SIORI E SIORE

ALLA PARATA DELLE MERDAVIGLIE

DOVE LA MERETRICE È DI CASA MA SI SPINGE ANCHE FUORI,

VERSO CONFINI ANCORA DA DEFINIRE

VERSO COSCIE ANCORA DA SCOPRIRE.

VENGHINO MAGGIORENNI E MINORENNI,

VENGHINO CARDINALI E GRAN DOTTORI,

VI SON DONNE ESPERTE IN TUTTI I SETTORI,

SENZA VERGONIA, SENZA ILLUSIONE

CHE MEZZO CULO NON LO VEDETE SOLO IN TELEVISONE.

ECCO A VOI LA CAMERIERA CON LA GIARRETTIERA,

ECCO A VOI LA SOLDATESSA CHE INDOSSA SHORTS CON SCIOLTEZZA.

VENGHINO SIORE E SIORI

OVE LA DONNA BRUTA SI MOSTRA NELLA SUA INTELLIGHENZIA,

DOVE PUÒ DARE SFOGGIO DELLA PUTTANESCA ESSENZA.

VENGHINO ALLA PARATA DELLE MERDAVIGLIE

DIVERTIMENTO ASSICURATO SENZA FRENI E SENZA BRIGLIE».

 

di Alice Martini

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