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Società, Sofia

Il buongiorno si vede dal mattino

La colazione è importante. Si dice sia il pasto fondamentale della giornata, quello che fa ingranare bene, quello che dà l’energia necessaria per strisciare fuori casa e affrontare l’ennesima giornata di lavoro. La colazione può essere declinata in millanta modi possibili. Chi è di fretta si accontenta di un caffè e un frutto, chi fa le cose fatte bene si scofana di cereali e latte, chi vuol partire soft prende un tè coi biscotti, chi ha tempo ci infila pure una spremuta d’arancia e del pane tostato con burro e marmellata, chi c’ha li sòrdi si ferma al bar per un cappuccino più cornetto e una sbirciatina alla gazzetta.

A me ultimamente ha preso una passione sfrenata per il müsli. Un incontrollato desiderio di müsli con la frutta secca si impossessa di me verso le quattro del mattino, contribuendo a stemperare il dramma della sveglia alle sei. Ieri, tuttavia, il gioioso rituale del müsli si è trasformato in una tragica esperienza alimentare che non auguro a nessuno.

Come tutte le mattine scaldo l’acqua nel bollitore per fare il tè (si, mangio il müsli nel tè e giuro che spacca di brutto), preparo uno sfizioso mix di fichi e prugne secche, noci, mandorle e uvetta e unisco il tutto nella mia tazza preferita, aggiungendo i fiocchi d’avena. Con l’acquolina in bocca inizio a nutrirmi, riattivando, lentamente ma saldamente, i miei neuroni ancora intorpiditi dal sonno. Giunta alla fine della tazza non sono ancora del tutto soddisfatta e decido di prepararne una seconda, abbondando con le uvette, che sono una delle mie passioni, al secondo posto dopo le caramelle gommose.

Terminata anche la seconda scodella mi accingo a spostare le stoviglie nel secchiaio ma qualcosa sul fondo della tazza attira la mia attenzione. C’è chiaramente del movimento. Qualcosa di più o meno vivo si agita debolmente nei fondi di tè.

Ora: che bestie fossero non lo so, e non lo voglio nemmeno sapere, so solo che erano esattamente dello stesso colore delle uvette e quindi si mimetizzavano bene nell’insieme. Inoltre so di averne ingerite una quantità indefinita ma sicuramente consistente. In terzo luogo so che un senso di sbocco mi ha pervasa all’istante, dandomi un senso di stordimento. Ho mangiato degli insetti. INSETTI. Nel mio müsli, INSETTI. Bestemmie, maledizioni, improperi. Mi sono fiondata in cucina e ho constatato, in un climax crescente di costernazione e sgomento, che il sacchettino delle uvette era stato colonizzato dalle bestie.

Altre bestemmie, maledizioni, imporperi.

Sopraffatta dal disagio non sapevo come reagire: mettermi due dita in gola? Prenotare immediatamente una lavanda gastrica? Tornare a dormire cercando di convincermi che fosse un incubo? L’azione più automatica si è tradotta nello scrivere un messaggio a mia madre:

Domada: “Madre! Ho accidentalmente ingerito degli insetti per colazione, come me la vivo?”.

Risposta: “Non preoccuparti, son tutte proteine”.

Perfetto allora siamo tranquilli no?

Per la terza volta nel giro di mezz’ora bestemmie, insulti, improperi. Ho incrociato le dita per scongiurare risvolti drammatici durante la digestione e sono andata a prendere il treno.

Se sono qui che scrivo vuol dire che sono sopravvissuta ma magari da domani opto per un müsli a base di caramelle gommose, che per lo meno sono chimiche di brutto e si spera risultino meno appetibili per gli inquilini abusivi della dispensa.

Buona colazione a tutti, magari prima di mangiare controllate cosa c’è nei sacchetti e se scoprite ecosistemi autonomi chiamate la disinfestazione.

di Sofia Scartezzini

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