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Alessio, Letteratura

Inquietudine giovanile nella letteratura del Secondo ‘900

Tipico della letteratura secondo-novecentesca è l’espressione del conflitto tra le generazioni giovanili e quelle degli adulti, viste come statiche, repressive, attempate. Potremmo dire che la contestazione giovanile, che vanta il suo apogeo alla fine degli anni ’60, affonda le sue radici letterarie nel 1951, anno in cui J. D. Salinger diede alle stampe il suo romanzo d’esordio Il giovane Holden (The Catcher in the Rye, è il più complicato titolo inglese). Si tratta di un racconto in cui il protagonista, il controverso Holden Caulfield riferisce le sue penose vicende esistenziali, dalla scuola al sesso, dall’affetto per la sorella alla nostalgia quasi morbosa per Allie, il fratello scomparso. Holden è un disadattato, alla difficile ricerca di un’identità, ansioso di essere considerato «adulto» e pur tuttavia ancora molto fragile, disordinato, disorientato e sordo rispetto ai consigli che gli vengono dati dagli adulti che lo circondano, a partire dai suoi genitori per finire con gli insegnanti. Con quest’opera, Salinger propone un nuovo tipo di linguaggio, colorito e franco, il cosiddetto college slang, il codice dei giovani studenti, fatto di gerghi, di metafore da strada, di formule colloquiali, secche, dirette, essenziali e vicine al sentimento di ribellione adolescenziale.

In Italia, Andrea De Carlo guidò, negli anni ‘80, l’affermarsi di una narrativa giovanile incentrata sui problemi della sua generazione, quella che doveva fare i conti con il post ‘68 e l’epoca del «riflusso» (che tutto sommato dura ancora oggi), in cui i giovani, dopo la sbornia ideologico-politica degli anni ’60-’70 e la delusione per il fallimento (parziale) della rivolta giovanile, preferiscono allontanarsi dall’impegno civile e ripiegare sulle problematiche intime, private, relazionali, a-ideologiche e scevre della tensione socio-politica. In Due di Due (1989) si racconta la storia di due ragazzi  che vivono il Sessantotto a scuola, sui banchi del liceo Berchet di Milano, per poi proseguire su strade assai distanti nel corso della maturità. In De Carlo, come poi negli autori  dello stesso decennio, emerge un gran senso di apatia, vuoto, nichilismo, inutilità. A De Carlo, Calvino (De Carlo esordì nel 1981 con Treno di panna per Einaudi presso cui Calvino era consulente editoriale), l’11 novembre del 1981 scriveva «la cosa che più mi intriga nel tuo romanzo è che mentre ci viene offerta questa profusione di sensazioni oggettive, non viene mai detto niente o quasi dei pensieri e stati d’animo dei personaggi. S’intravede solo un gran senso di vuoto».

Come De Carlo, anche Tondelli è figlio del «riflusso», ma egli si serve della scrittura per rovesciare sulla pagine tutta la visceralità immediata del suo vissuto. L’esordio tondelli ano, Altri libertini (1980), è il manifesto di una generazione schiantata, tra sesso (etero e omo), droga, viaggio dalla provincia alla città e viceversa, che vuole vivere ma che si trova a fare i conti con le ultime delusioni rivoluzionarie dei tardi anni ’70, con l’impossibilità di differenziarsi dalla massa senza finire nel margine, nella mortificazione, nella depressione. Come Salinger, anche Tondelli, probabilmente il più grande scrittore degli anni ’80, propone un linguaggio nuovo, fresco, antilibresco; un linguaggio giovane, senza freni né censura, iperrealista, che scivola e scorre meravigliosamente nell’eccitante flusso del parlato.

Sono libri, questi, scritti da scrittori travagliati, che rappresentano giovani scontenti, sempre alla ricerca di qualcos’altro, che tengono per le mani una vita in continua evoluzione, in costante progress, potremmo dire.

Un giovane in fuga e alla ricerca è anche il protagonista di Seminario sulla gioventù (1984), romanzo d’esordio di Aldo Busi, che vagabonda per l’Europa e vive il rifiuto del mondo tramite le sue esperienze sessuali. Anzi, l’omosessualità del protagonista, come spesso in Busi, è proprio un modo per far emergere tutta l’ipocrisia che si nasconde dietro la pretesa solidità del mondo borghese, tutta l’animalità che si nasconde dietro conformismo e il perbenismo più nauseanti.

Tutti questi protagonisti, eroi della letteratura a noi contemporanea, sono degli anti-adulti: essi raffigurano, per se stessi, con le loro scelte di vita, una critica severa a una società mediocre, brutta, che non attrae i giovani e anzi li ripugna. Una società consumistica, omologante, massificata e sclerotizzata. Essi sono la variabile, tragica e autodistruttiva, instabile e non inquadrabile, che si distingue dalla norma. Non sono destinati alla felicità, non la vogliono nemmeno raggiungere, preferiscono anzi l’autoannichilimento, e lo cercano nelle frequentazioni estreme, nella droga, nell’alcol, nel sesso occasionale. Rimangono tuttavia degli intellettuali, perché nutrono pensieri critici, meditano, osservano, decrittano, scrivono quello che hanno dentro, e non si accontentano; sono il modello selvatico, parossistico, sbrigliato, dell’intellettuale avulso e sofferente della società post-capitalista e post-moderna, di cui Holden (Salinger) non fece direttamente parte, ma fu grande, ineludibile anticipatore.

di Alessio Casalicchio

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Discussione

Un pensiero su “Inquietudine giovanile nella letteratura del Secondo ‘900

  1. 🙂

    Esta genial tu articulo y hay muchas cosas que no sabia que me has aclarado, esta genial..
    te queria corresponder el tiempo que dedicaste, con unas infinitas gracias, por
    aconsejar a gente como yo jojojo.

    Besos

    Pubblicato da Jugos10.net | 1 settembre 2017, 4:44 pm

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