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Alice, Società

Morti di FOMO

Io ricordo con tanto affetto il Nokia 3310, voi no?

Era semplice, senza pretese. Anche elegante a modo suo, in maniera spicciola, con quei colori da giornata piovosa.

Blu balena, grigio topo.

Il 3310 era di quelli che non morivano mai, che ce la facevano sempre. Potevi anche inzupparlo nel caffellatte la mattina, come i tarallucci della Mulino Bianco, che veniva fuori meglio di prima.

Gli giovava.

Poteva cadere dal divano come dall’ Empire State Building, che rimbalzava e forse forse funzionava di più. Guadagnava di qualche funzione alternativa.

 Il 3310 ti permetteva la vita, l’avere tempo. Rubava sì e no qualche minuto, spalmato tra una partita a Snake e un “Ti va di messaggiare?”.

Ora invece con questi telecomandi super tecnologici non è più lo stesso. Alle volte penso che se avessi avuto il 3310 durante la mia carriera universitaria ormai agli sgoccioli,  sarei laureata già da lungo tempo.

Quando la sera vedo tavolate di ragazzi e non solo, con il cellulare in mano, mi intristisco e penso che, in piccola parte, di quella tavolata di sordomuti, da un ‘altra parte del locale, ci sono seduta pure io.

Sono malata di FOMO.

FOMO è la sigla di “Fear of missing out” e in qualche modo cerca di dare un nome, nonché descrivere, la dipendenza dai Social network e da internet in generale.

Racchiude nel suo significato un insieme di vari atteggiamenti: dall’effettuare l’accesso troppo spesso, al saltare dalla sedia per poi cadere a terra disperati, se almeno non si hanno 10 mi piace sull’ultimo link condiviso su Facebook, sull’ultima foto pubblicata su Instagram, sull’ultimo video postato su Vine.

Esistono varie terapie per curarsi, e non me le sto inventando di sana pianta.

Andatevele a cercare!

La più interessante consiste nello staccare gradualmente la connessione, prima un’ora, poi due, poi tre, dandosi un obbiettivo, premiandosi.

Se stacco due ore, me magno ‘na Sacker Torte. No, per esempio.

Avete capito?! Siamo arrivati al punto che per resistere ad internet bisogna arrivare a ricattare noi stessi, con mezzucci che manco i mafiosi.

Che tristezza.

Io faccio parte di quelli che una vasca ogni tanto, per non dire spesso, un po’ per noia e un po’ per curiosità, se la fanno.

Tra una app e una whatsappata non ne vengo fuori. O meglio, non ne sono in grado. Il fatto è che ho uno smartphone da pochissimo, dalla scorsa estate. Prima vivevo nel Pleistocene con soli messaggi di testo, che ora invio esclusivamente allo studio dentistico per confermare l’appuntamento della pulizia semestrale ai denti.

Grazie, confermo

Questo per dirvi che sono ancora in una fase di assuefazione, di dipendenza cronica da “novità”, che sarebbe da evitare come l’epidemia di  peste bubbonica del 1348.

Una brutta storia di bubboni neri e Dio, che non sto qui a raccontarvi.

Ma se c’è qualcosa per cui ringrazio i social network, che rendono la vita reale così impossibile, è proprio per chi i social network li usa davvero, e mi fa divertire come una matta da rinchiudere.

A questo proposito, per festeggiare i 10 anni di Facebook, anziché un video di merda come quello quel buon vecchio Mark Zuckerberg, ho deciso di omaggiare chi mi fa sorridere amaramente ogni giorno un pochino, stilando una lista dei peggiori users di tutti i tempi.

Vediamoli.

L’ ULTIMO ARRIVATO

L’ ultimo arrivato si contraddistingue per citazioni di personaggi famosi, di cui ha sempre ignorato l’esistenza, cosa abbiano fatto nella vita, se abbiano o meno preso Premi Nobel, Premi Strega, Campiello, mi’ sorella. Se sono morti, resuscitati, rimorti.

“Sii il cambiamento che vuoi vedere nel Mondo” Cit. Montana Gandhi

“Se vuoi qualcosa nella vita, allunga la mano e prendila” Cit. Sara Tommasi

“Il corpo non importa, ciò che conta è la gente” Cit. Rita Peli Montalcini

IL DISTURBATO SOCIOPATICO

Il disturbatore sociopatico fa suo lo slogan del Maxibon: “Two is megl che one”. Nonostante sia brutto come le disgrazie di Sant’Apollonia, si crede fighissimo (Maxi bon, non a caso) e parla di sé in terza persona, complimentandosi per aver trovato a primo colpo le ciabatte una volta fuori dal letto la mattina appena sveglio.

Si augura una buona giornata, un buon pranzo, una buona cagata.

Si ama.

Dovreste conoscere Francesco, un conoscente. Francesco, nonostante i suoi 25 anni riconosciuti all’anagrafe, insiste nel chiamarsi “KEK”.

Kek, capite.

Bella Kek”, “Kek è alieno sai”, “Buon anno Kek, tanti di auguri

No, adesso lasciatemelo dire: Francesco dove hai studiato?!

Al Marisa Laurito  Institute of Retarded People?

Hai preso un Master al Loredanabertè Institute of Modern Technology?!

Se hai amici incapaci di esporti delle criticità in merito, lo faccio io:
stai facendo una figura di merda, Kek!

Ascoltami, Kek.

IL DESAPARECIDO

Meraviglioso desaparecido, che tenerezza. Si vanta come un pavone d’allevamento di non essere mai su Facebook, di non aver ceduto a questo strumento di distrazione di massa, di tenere alla sua vita sociale e alla sua libertà di interagire con il prossimo, di non essere schiavo del wi-fi, di preferire i rapporti umani, e come faceva la nonna le lasagne non le faceva nessuno, e il nuoto è uno sport completo e i gay hanno una sensibilità tutta loro, sono più simpatici.

Insomma, pensa di essere oltre.

Così oltre che non pubblica nulla, non mette un like che sia uno,  PER CARITA’, VERGONIAAAA !!1!11!!.

Non interagisce con nessuno degli altri utenti ma il suo ultimo accesso risale a 3 minuti fa.

Così dalle 8.00 all’1.36 della notte.

3 minuti fa.

Che va bene, va bene. Una vasca non la si nega a nessuno. La si fa per sconfiggere il grigiore della vita moderna ma, cristo santissimo, qualcuno gli dica di tacere una volta per tutte.

E un like lo metta, Dio Cristo. Un like al giorno, toglie l’invidia di torno.

IL GIOCATORE SERIALE

Paolo Rossi ti ha invitato a giocare a Candy Crush Saga.

Paolo Rossi ti ha invitato a giocare a Farm Heroes Saga.

Paolo Rossi ti ha invitato a giocare a Pet Rescue Saga.

Paolo Rossi ti ha invitato a giocare a Papa Pear Saga.

Paolo Rossi ti ha invitato a giocare a Bubble Witch Saga.

Paolo Rossi ti ha invitato a giocare a Angry birds Friends.

Alice Martini ti ha invitato a giocare a Omicidio Accidentale Saga.

IL GRANDE FRATELLO

Il Grande Fratello si sveglia la mattina e corre in confessionale. Chiede il collegamento con lo studio, ma la Marcuzzi non risponde.

Ancora seduto nella tazza del water, parte:

“Mi trovo qui: casa mia”.

“Colazione”.

“Doccia time”.

“Programma B, 30 gradi lana”.

“Mi trovo qui: cucina”.

“Studio time”.

“Pulizie di casa: MODALITÀ ON”

“Mi trovo qui con Kek: Pizzeria da Lello”

“Notte time”

 

MASTERCHEF

Magico Masterchef. Il Carlo Cracco de noantri fotografa qualsiasi cosa abbia pensato di, qualsiasi cosa stia progettando di, qualsiasi cosa abbia intenzione di, qualsiasi cosa stia per ingurgitare.

Che sia la scatoletta della Simmenthal, che sia l’acqua dei sottaceti.

Che sia allo Zushi, che sia da zia Maria per la cena del giorno dei Morti, il 2 novembre.

Alle foto mette pure qualche filtro, che vojo di’, mica me le posso mangiare, quindi cosa gli frega?!

Boh!

#brunch #vegan #pancakes #breakfast #CarmenRolle #coffee #instamoment #instafood #instarelax #tagsforlike #RosannaLambertucci #likeforlike #salcicce&polenta #GiancarloGaleazzi #polenta&uccelli #murobianco #mianonna #te&tuasorella #bestoftheday #stocazzo #winter #cold #caffeine #ginseng #bicarbonato #indigestione

IL MISTICO

Il mistico viene da pianeti extraterrestri, dall’ ignoto universale. Si crede il Mago Otelma, e lancia strali, anatemi, messaggi in codice, aforismi filosofici.

Spero prima o poi gli arrivi l’illuminazione. Gli farebbe bene.

Come farebbe bene  al Centro U.L.S.S. dove lo ricoverano una volta sì, e l’altra anche.

Si libererebbe un posto

“Boh…”.

“Piove”.

“Non me lo merito”.

“Campi in fiore”.

“Perché?”.

“Iride negli occhi”.

“Amor c’ha nulla amato amar perdona”.

“Beato cantare”.

“Noi…”.

J”.

 

ITAGLIANO

L’ itagliano è il mio preferito, ve lo dico. Lo amo con tutta me stessa, perché mi fa crepare dalle risate.

L’itagliano non sa manco i mari che bagnano l’Italia, se siamo in una repubblica o in una monarchia e se un altro va scritto con o senza l’apostrofo. Nonostante ciò, si innalza a gran visir d’attualità e avanza criticità in ogni dove, su tutto ciò che lo circonda, ovviamente ignorandolo.

Scrive cose così mainstream, populiste, scontate, banali, che la noia si fa due righe di coca, di quella tagliata bene, perché non ce la fa. Anche la visione di Lilly e il Vagabondo per la terza volta di fila le risulterebbe più interessante.

“Itaglia stato di merda!!!1!!”

“VERGONIAAA!!!!11!11! Tutti a casa!”

“La Chiènsg cià la casa con le statuette d’ avorio e noi qua a pagare l’Inu”

“Svelia italiani, la gente non anno più paura! Ci fregano i soldi”

Il bello è che i loro 15 like di notorietà (di altri caproni) li prendono, e, gasandosi, rincarano la dose con “Voglio andarmene da questo paese”, ignorando che manco in Ghana li farebbero lavorare come netturbini notturni.

E in nero.

di Alice Martini

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