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Alessio, Letteratura

Tra i classici dimenticati: le Sorelle Materassi

Debbo l’ispirazione di questo articolo al professor Massimo Beccarelli, che a sua volta deve la sua notorietà non tanto alla sua professione (insegnante di lettere), ma al social network Twitter. Il meritorio docente ha infatti l’abitudine di proporre dei simpatici – anche se non originalissimi – sondaggi letterari e, qualche giorno fa, ha pensato bene di lanciare l’hashtag  #classicidaleggere, segnalato perfino dal Corriere della Sera (3 gennaio scorso), cha ha raggiunto l’apice dell’attenzione tra i cinguettanti, come ha gioiosamente twittato poco dopo il diretto interessato: «Il mio #classicidaleggere ha raggiunto anche il numero 1 delle Tendenze!!! Grazie a tutti!».

La cosa che più mi ha fatto sorridere, ma anche pensare, è che tra i tanti classiconi twittati (i soliti Dante, Cicerone!, Hemingway, Dumas, Kafka, Cervantes, Proust, Neruda, Pessoa, Tolstoj, La costituzione italiana!, Verga, Manzoni, Levi, Ezio Greggio?, Pasolini, De Amicis, Dickens, Pavese, Orwell) vi fosse anche quel simpatico poeta-scrittore fiorentino che fu Aldo Giurlani, altresì detto Aldo Palazzeschi, con il suo romanzo Sorelle Materassi (1934), adattato per la tv due volte: la prima nel ’43 da Ferdinando Maria Poggioli, la seconda, come sceneggiato, nel 1972 da Mario Ferrero.

Palazzeschi – per intenderci è il poeta stralunato – del Lasciatemi divertire! con la sua desacralizzazione futuristica e il parossismo onomatopeico: «Tri, tri tri / Fru fru fru, / uhi uhi uhi, / ihu ihu, ihu. / Il poeta si diverte, / pazzamente, / smisuratamente. / Non lo state a insolentire, / lasciatelo divertire / poveretto, / queste piccole / corbellerie / sono il suo diletto. / Cucù rurù, / rurù cucù, /cuccuccurucù!». Il poeta non è più né profeta né vate, né laureato né militante: è un povero pazzo, che non conosce moderazione, che si vuole divertire, fuori dalla seriosità moraleggiante della tradizione, oramai sentita come polverosa e grave, della poesia italiana dei secondi passati. Il poeta, dice Palazzeschi in un’altra sua celebre lirica di spirito sarcastico-crepuscolare, non sa affatto chi è, non lo sai più, e forse non è proprio niente, ecco perché niente c’è bisogno di sapere: «Chi sono? / Son forse un poeta? / No certo. / Non scrive che una parola, ben strana, / la penna dell’anima mia: / follìa».

Grandioso qui e altrove, Palazzeschi, sempre strampalato, sempre audace, sempre contro corrente, non teme di presentarsi come propugnatore della nuova irriverente, saggia, ironia del controdolore. Anche Sorelle materassi è figlio di questo umoristico stato d’anima. Forse ispirato (ma solo come situazione iniziale) a Canne al vento (1913) di Grazia Deledda, il romanzo di Palazzeschi narra la vicenda di quattro donne che vivono al quartiere Coverciano di Firenze: le tre sorelle (due nubili, una sposata ma respinta dal marito) Carolina, Teresa, Giselda e Niobe, la domestica. Le Materassi, abili ricamatrici cinquantenni, hanno raggiunto una discreta agiatezza grazie all’assidua laboriosità a una frugalità spartana. Le cose però cambiano quando si trovano ad ospitare il giovane Remo, loro nipote rimasto orfano. Naturalmente, esse lo accolgono affettuosamente, lo seguono e gli riservano mille cure, facendolo crescere sano, forte e molto bello. Il giovane impara presto ad approfittare della tenerezza che le zie provano per lui, e da abile seduttore inizia a comportarsi come il classico nipote scioperato: vive con sfrenata prodigalità, tra vizi, capricci e lussi. Alla fine, Remo, sprecando i tanti beni che le sue zie avevano accumulato con una vita di grande morigeratezza, manda in rovina la famiglia, e le sorelle, ridotte sul lastrico, devono mettere in vendita la casa e i terreni che avevano ereditato dal padre, e ricominciare a lavorare duro con l’ago. Non le abbandonerà, tuttavia, una languida nostalgia per il bel nipote, che frattanto si è sposato con una ricca ereditiera d’oltreoceano ed è partito con lei per raggiungere l’America.

Sebbene per Luigi Baldacci – grande intenditore di Palazzeschi – le Sorelle fosse inferiore all’altro grande romanzo dello scrittore fiorentino, l’incendiario Codice Perelà, chiudiamo con una nota compensativa di Giorgio Taffon, ricordando che «Anche in quest’opera […] attraverso i personaggi di Remo, il nipote, e del suo amico Palle, s’introduce l’elemento liberatorio, passionale e scanzonato, che rompe gli schemi fino a cambiare i modi dell’esistenza; e ciò avviene appunto per il tramite di un personaggio “buffo”, al di fuori delle regole, che diverge con disagio dalla generale “comunità umana”, come ebbe a precisare lo stesso Palazzeschi nella premessa all’edizione del 1957 di Tutte le novelle».

di Alessio Casalicchio

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Discussione

2 pensieri su “Tra i classici dimenticati: le Sorelle Materassi

  1. Io ho adorato Palazzeschi in Bestie del ‘900 e Il Buffo Integrale. La sua ironia è distorta ed elegante. Come dici molto bene, rompe gli schemi grazie al “buffo”, li distorce e, in fondo, li diverte. Perché l’etimologia della parola “divertire” è proprio questa no? divèrtere, distogliere, ritorcere in altra direzione.
    L’amarezza fa parte del gioco, fa parte del buffo: le sorelline sempre con gran lena lavoreranno (come prima già facevano, in fondo poco cambia per loro), ma ora pensando al nipote. E che bel regalo che è stato quel nipote dissoluto, che ha dato un senso, anche se contrario (ovvero distorto: non per guadagnare, ma per coprire il debito) allo stacanovismo delle Materassi.
    In ultimo una segnalazione, se da qualche parte riuscite a trovarlo, ascoltatevelo questo bel classico recitato da Paolo Poli. Grande Alessio, che ci hai riproposto questa delizia.

    Pubblicato da Chiara Begnini | 6 gennaio 2014, 12:32 pm
  2. Grazie a te di aver integrato mirabilmente il mio esile articolo. Palazzeschi è uno di quei grandi personaggi geniali purtroppo dimenticati. Uno capace di divertire con nobiltà, di straniare con intelligenza e acutezza, uno che ha saputo attraversare tutte le grandi stagioni letterarie italiane, dal crepuscolarismo in poi, sempre mantenendo un suo linguaggio unico e originale. Volendo, i nostri amici possono ascoltare la lettura ad alta voce di Paolo Poli a questo indirizzo http://www.radio3.rai.it/dl/radio3/programmi/PublishingBlock-7005ddb5-abcd-4dba-9a0d-b2f17199347e.html Ciao!

    Pubblicato da Alessio | 6 gennaio 2014, 2:44 pm

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