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Società, Sofia

Cordiali saluti

Buongiorno!
Salve!
Diamoci del tu.
Va bene, allora ciao!
Ciao!

Saluti cordiali e cordiali saluti. Semplici regole di reciproco rispetto e buona educazione. In altre parole LA BASE. Io lavoro in un posto dove si saluta sempre e ci si dà del tu. Tutti salutano e si danno del tu: colleghi, gente mai vista, anziani, giovani, preposti, sottoposti e avamposti. Siamo tutti bendisposti.

Sono le 13.00, chiudi quello che stai facendo, prendi il tesserino e avviati verso la mensa aziendale. Ad accoglierti sulla soglia, oltre all’eau de pommes frites che ti violenta le narici e appesta i tuoi vestiti per tutta la settimana, c’è un cartello; anzi, un cartellone, un manifesto, un poster. È un capolavoro, un meraviglioso connubio tra alta letteratura e raffinato gusto artistico: il cartello della Campagna Salva il Saluto.

Saluto

Io mi sono sentita attratta, ipnotizzata, stregata da questo manifesto sin dal primo giorno di lavoro. Analizziamolo nel dettaglio per poterne apprezzare appieno le qualità.

Innanzitutto l’impatto iniziale, quello immediato, visivo, estetico. Il primo e unico aggettivo che trovo per descrivere tutto questo è: trash. La tragica immagine di un anziano signore con cappello alla mano che manda un cenno di saluto a un ragazzo visibilmente in imbarazzo, vuoi per la tipa che gli sta avvinghiata addosso, vuoi per il color cielo della maglietta che indossa e che si sposa divinamente con la marmorea pettinatura ingellata. L’idilliaco quadretto è racchiuso entro una coraggiosa cornice dai bordi irregolari che a me ricorda parecchio una lapide. Notare l’angolo spezzato in basso a destra che aggiunge pathos a una scena già di per sé notevolmente drammatica. Questo capolavoro di fotografia contemporanea, testimonianza tangibile di quanto se la sta vivendo male la nostra società, si staglia su un fondino grigio-beige che tutto fa tranne valorizzare l’azzardata composizione. A coronamento di ciò, il testo. E non sto ancora parlando di quello che c’è scritto. Il problema sorge molto prima del contenuto. Io credevo che la funzione “inserisci wordart” fosse passata di moda circa intorno al 1998. Pare di no. Arroganti scritte rosse, maiuscole, bold e ombreggiate attraggono magneticamente lo sguardo dell’astante, imprigionandolo in una dimensione parallela di trascendentale contemplazione. Insensati grassetti fanno capolino fra le righe di testo, così, tanto per. Due frasi conclusive, anch’esse in bold per andare sul sicuro, chiudono il tutto in un trionfo di stucchevolezza. Grazie alla Pro Loco di Codogno e all’Amministrazione Comunale.

Ora leggiamo insieme, tutti in coro, ciò che la locandina sta cercando di dirci:

Campagna Salva il Saluto (notare la raffinatezza dell’artificio retorico, un’allitterazione al giorno toglie il medico di torno)

È SCOMPARSO… (curiosi puntini di sospensione, credo la funzione sia sempre quella di aggiungere pathos e suspense alla scena. Cosa sarà mai scomparso? Un cucciolo di struzzo? Lo scopino del cesso? Harry Potter?).
IL SALUTO (ah, ecco, meno male, se spariva lo scopino del cesso allora sì che erano cazzi).
Dai nostri paesi e dalle nostre città.
Un saluto, un gesto di mano (eh??? Un dito medio va bene uguale?), un atto di cortesia, (con virgola tra soggetto e verbo, oltre che in grassetto, per non farci mancare nulla) hanno la forza ed il valore delle cose “semplici” (virgolettato perché dà quell’esotica aura di licenza poetica) che contribuiscono a migliorare la qualità della vita. (nuovamente punteggiatura in grassetto, sarà che lavoro in una redazione e queste cose mi saltano agli occhi, ma non si può vedere, dai) Il tuo saluto non costa nulla, ma può dire molto a chi lo riceve. Facciamo in modo che questo gesto di civiltà non scompaia dalla nostra cultura. (E daghene con sto bold random).
Chi saluta, aumenta la sua simpatia! (Con virgola tra soggetto e verbo, di nuovo, per chiarire a chi fosse ancora in dubbio che prima non si è trattato solo di una svista. Inoltre la voce del verbo “aumentare la propria simpatia” temo appartenga al vocabolario del fantaitaliano a cui stanno tuttora lavorando gli autori di questo pregevole poster).
L’Italia piace anche per questo (no, piano, qui mi trovo francamente spiazzata. Dopo il difficile impatto estetico, la stoica tolleranza per l’impiego creativo di font, caratteri e stili e la devastante presa di coscienza che la grammatica è palesemente un’opinione, arriva la mazzata finale. L’Italia piace anche per questo COSA?).
Ho provato a sviscerare la questione traslandola sull’infallibile piano del ragionamento logico-deduttivo e ho ottenuto questo:

Il saluto è scomparso dai nostri paesi e dalle nostre città (e con “nostri” suppongo ci si riferisca all’Italia, non al Paraguay) à in Italia non si saluta à l’Italia piace anche per questo.

Dopotutto se in Italia si salutava sarebbe stato inutile realizzare questo cartello, ma visto che non si saluta è sembrato a tutti opportuno realizzarlo. Sta di fatto però che, a quanto pare, l’Italia piace anche perché non si saluta, quindi a che pro spronare la gente a salutare?
Io giuro che sul senso di questo cartello ci sto rimuginando da settembre, e da qualsiasi angolatura lo si consideri, la sua utilità (perfettamente in linea con il livello estetico) risulta perennemente e invariabilmente nulla.

Spero un giorno di incontrare gli infelici artefici di questo capolavoro per stringere loro la mano, dargli un’amichevole pacca sulla spalla e farli accidentalmente cadere in un fosso.
Detto questo, vi saluto.

di Sofia Scartezzini

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