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Alessio, Letteratura

Il «Punitore» di Guido Gozzano. Un esempio di fiera inettitudine.

Se si cerca un elemento di comunanza fra i maggiori esponenti della letteratura italiana primo-novecentesca, siano essi poeti o scrittori, lo si troverà senza faticare troppo nella posizione polemica nei confronti del cosiddetto «superomismo dannunziano».

Molti degli intellettuali-poeti di questo periodo percepirono il modello proposto dal poeta-vate come superato o anacronistico, in un’epoca in cui l’artista-intellettuale veniva inesorabilmente messo a margine della, e dalla, nuova società industriale, borghese e capitalistica di fine/inizio secolo.

In modo peculiare questi autori si opposero, intenzionalmente o di fatto, alla rielaborazione dannunziana del superomismo nietzscheano, ossia a quel programma culturale che D’Annunzio propose per fronteggiare la Décadence (dopo essere stato il più grande decadente italiano!). Programma che fu dapprima soltanto estetico e poi divenne viepiù politico in senso lato, dentro un clima di «Ritorno all’ordine» anni ’20.

Il più nobile e raffinato fra questi fu il poeta Guido Gozzano (1883-1916), poeta crepuscolare di Torino e inizialmente di stile dannunziano (fu anche dandy) che, per dirla con Montale, seppe «attraversare D’Annunzio per approdare a un territorio suo». È possibile, per la verità – ma lo diciamo solo incidentalmente – dire la stessa cosa per Montale.

Il territorio gozzaniano è solitamente detto crepuscolare (banalizzando, perché la figura di Gozzano è difficilmente inquadrabile), cioè di liquidazione della tradizione, di rottura, di rinnovamento, ma anche di abbassamento di tono, di «sliricizzazione», di adesione alla poetica dell’umile e del quotidiano. Non è mancato però, e con ottime ragioni, chi (Pancrazi) abbia riconosciuto in Gozzano «l’ultimo dei classici» per la grande abilità gozzaniana di unire, ancorché con spirito ironico, il dimesso al sublime.

Indispensabile, per cogliere la vena antidannunziana del Gozzano più maturo, è il componimento Totò Merùmeni, che introduce la terza e ultima sezione del suo libro più importante, I Colloqui (1907-1910). Ne citiamo tre quartine dalla strofa II:

Totò ha venticinque anni, tempra sdegnosa,

molta cultura e gusto in opere d’inchiostro,

scarso cervello, scarsa morale, spaventosa

chiaroveggenza: è il vero figlio del tempo nostro.

[…]

Non è cattivo. Manda soccorso di danaro

al povero, all’amico un cesto di primizie;

non è cattivo. A lui ricorre lo scolaro

pel tema, l’emigrante per le commendatizie.

Gelido, consapevole di sé e dei suoi torti,

non è cattivo. È il buono che derideva il Nietzsche

“…in verità derido l’inetto che si dice

buono, perché non ha l’ugne abbastanza forti…”

In questo componimento emerge la rappresentazione antieroica dell’uomo gozzaniano, giovane adulto inetto e punitore di se stesso (il titolo della poesia deriva, mediante Baudelaire, dalla commedia Heautontimorumenos del commediografo latino Terenzio) che sogna storie con «attrici e principesse» e finisce per consolarsi con gli amori semplici, immediati, per donne di bassa estrazione sociale come «la cuoca diciottenne». Quanto siamo distanti dalle dame illustri, fatali, dell’alta società amate e celebrate da D’Annunzio? Se il lettore desidera, può meglio comprendere questo lato felice e malinconico in Gozzano con la lettura dell’Elogio degli amori ancillari, sotto la sezione «petrarchesca» de Il giovenile errore dei suddetti Colloqui. In chiusura, ne diamo un simpatico esempio, in cui peraltro salta all’occhio (e all’orecchio) la maestria con cui Gozzano gioca con la lingua canonica della tradizione, insinuandovi tuttavia un’intenzione chiaramente profanatoria:

Allor che viene con novelle sue,

ghermir mi piace l’agile fantesca

che secretaria antica è fra noi due.

M’accende il riso della bocca fresca,

l’attesa vana, il motto arguto, l’ora,

e il profumo d’istoria boccacesca…

Ella m’irride, si dibatte, implora,

invoca il nome della sua padrona:

«Ah! Che vergogna! Povera Signora!

Ah! Povera Signora!…» E s’abbandona.

di Alessio Casalicchio

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