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Dialoghi, Maverik, Relazioni, Società

Una malattia che uccide solo chi ne è immune

Paolo: (Ansimando) Ehi, ciao, scusa il ritardo.

Felice: Ciao. Dio, che faccia sconvolta! Che t’è successo?

Paolo: Guarda, non puoi immaginare che atrocità ho visto venendo qui. Mi sono sentito violentare gli occhi!

Felice: Cosa? Hai assistito a qualche scippo? Un’aggressione?

Paolo: Macché! Magari! Ho visto due che si baciavano per strada. Non puoi capire lo schifo che mi hanno fatto! Così, senza alcun ritegno, come se fosse una cosa normale.

Felice: Be’, a me sembra una cosa piuttosto normale in effetti. Perché tanto sconvolgimento?

Paolo: Erano due ricchioni! Due schifosissimi ricchioni si succhiavano le tonsille alla luce del sole, seduti su una delle panchine dei giardinetti di fronte casa mia. E dire che il mio è un quartiere per l’upper class. Figuriamoci cosa succede nei bassifondi della città! Non mi stupirei di trovare orge tra uomini e bestie, a questo punto!

Felice: Quanto sei esagerato! Non fare l’omofobo! Non c’è niente di male in quel che stavano facendo quei due ragazzi. D’altronde è una forma d’amore anche quella e come tu slinguazzi Deborah davanti a tutti noi, anche loro sono liberi di scambiarsi qualche effusione in pubblico. Non vedo cosa ci sia di male.

Paolo: Erano due froci, l’hai capito? Io non bacio te o Luca davanti a tutti. Io non vado contro natura. Bacio Deborah, perché è la mia ragazza e perché è normale che sia così. Ma quei due erano ricchioni e ‘ste cose già è tanto se permettiamo le facciano in privato.

Felice: Non siamo certo noi a dover dare il permesso agli altri di agire! E poi cosa sancisce che una cosa sia normale e l’altra no? Perché l’amore omosessuale dovrebbe essere meno importante e meno naturale di quello eterosessuale?

Paolo: Perché fa schifo! Gli uomini e le donne sono fatti come pezzi di un puzzle: l’uomo è il pezzetto con la sporgenza che s’incastra nella donna, il pezzetto concavo. Due uomini e due donne non possono unirsi, come due pezzetti concavi non possono incastrarsi tra loro. È così ch’è fatto il disegno divino: un puzzle, che non sarà mai terminato se permettiamo che i pezzi dello stesso tipo si accoppino tra loro.

Felice: Disegno divino? Ma falla finita. Semmai esistesse un Dio non si curerebbe certo di queste stronzate! Se Dio è ed è genitore d’ogni cosa esistente, allora sarebbe suo volere supremo la felicità dei suoi figli. Se due ragazzi o due ragazze hanno trovato la felicità nell’amarsi, non vedo perché Dio e tantomeno tu,  dobbiate opporvi e ostacolarli!

Paolo: Cazzo, tu stai delirando di brutto! Ma ragiona: la specie umana deve riprodursi: è naturale. Due uomini o due donne non possono riprodursi: è contro natura! È semplice, no? Basta pensare a questo. Se Dio avesse voluto ch’esistessero questi scempi avrebbe permesso a chiunque di riprodursi. Ma non è così per fortuna!

Felice: La tua cecità cerebrale appare ai miei occhi più scempia di quanto lo appaia l’amore omosessuale ai tuoi. Assurdo che nel 2013 ci sia ancora una mentalità così ottusa! Mi stupisco di come possiamo essere amici. L’umanità non ha nessun altro scopo se non quello di vivere nel miglior modo possibile. Ognuno di noi deve seguire le proprie inclinazioni, le proprie passioni e ha diritto alla felicità. L’amore è l’energia che permette agli arrugginiti ingranaggi del mondo di continuare a muoversi tra le incrostazioni di cattiveria e ignoranza, residui delle puttanate e delle malignità che sboccano i poveri idioti come te! E se l’amore è l’unica cosa che ci permette di andare avanti, allora qualsiasi tipo d’amore, che sia etero, saffico o gay, è una benedizione per questa Terra governata dall’inettitudine umana.

Paolo: Parli come uno di loro. Devo cominciare a guardarmi alle spalle quando sto con te, non vorrei ritrovarmelo su per il culo.

Felice: Parlo come uno che ha un cervello e un po’ di buon senso. E puoi star ben tranquillo, che il tuo culo non m’alletta minimamente.

Paolo: Allora lo ammetti: sei gay!

Felice: Gay significa felice, dunque sì, sono Felice, è il mio nome.

Paolo: No, sul serio, sei gay?

Felice: Gay, Etero, Lesbica: non sono altro che etichette. Ma noi cosa siamo? Siamo esseri umani e gli umani non sono in vendita. Le etichette si possono apporre soltanto ai prodotti commerciali! Io sono un uomo, non un prodotto, ergo non ho etichette!

Gel

Paolo: È un modo carino per dire che ti piace prenderlo in culo?

Felice: No! È un modo carino per dirti di farti i cazzi tuoi e che sei un coglione!

Paolo: (Incamminandosi) Ohhh, un po’ acidella la principessina! Dai checca, basta sparare minchiate, raggiungiamo gli altri al pub. Dove hai la macchina?

Felice: (Seguendolo) Ma come? Non hai paura a salire in auto con un ricchione?

Paolo: Ma dai, tanto non sei ricchione! Ti sei fatto quella strafiga di Martina per due anni. Dio, se sei permaloso! Andiamo va’…

Felice: Sì, ma mi sono fatto anche Andrea.

Paolo: Chi, la figona spagnola che viene qui in vacanza dai nonni tutte le estati?

Felice: No, il figone che dorme a un metro dal tuo letto e che tu chiami fratello!

Paolo: Cosaa? Sss… Scherzi?

Felice: (Salendo in macchina) Meglio se te ne vai a piedi, non vorrei mettere a repentaglio il tuo bel culetto. Già non brilli d’intelligenza: non vorrei mai che rovinassi la tua bella andatura da cavernicolo decerebrato. Ah, e quando arrivi nel 2013 inviami una cartolina, tanto per ricordare a te stesso quanto sei indietro. Buona fortuna con la pietra focaia e i mammut.

Paolo: E mi lasci qui dopo avermi detto una cosa del genere?

Felice: (Abbassando il finestrino) Sono io quello che è stato qui fin troppo sentendoti dire minchiate.

Paolo: Tu sei un malato!

Felice: (Mettendo in moto) Ti renderai presto conto che quello malato qui sei tu, anche se, per tua fortuna, l’omofobia è l’unica malattia che uccide solo chi ne è immune.

di Maverik Boccassi

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