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Pierangelo, Società

L’involuzione di chi mi fa specie

Esattamente 154 anni fa, il 24 novembre 1859, solo nelle migliori edicole, usciva “On the origin of species by means of natural selection, or the preservation of favoured races in the struggle for life”, ovvero “L’origine della specie” del buon vecchio Charles Darwin. Non tutti lo sanno, ma Darwin, prima di pubblicare il proprio saggio, attese finché le prove delle sue teorie non fossero state schiaccianti, facendo così in modo di evitare una probabile condanna per blasfemia. Il libro risultò talmente accessibile anche ai non addetti ai lavori che da allora è stato letto e riletto da una quantità sproporzionata di persone, considerando che si tratta di un documento scientifico. Anzi, un monumento scientifico! Una Tour Eiffel, una Tour Eiffel nerd.

Da quel fatidico giorno migliaia e migliaia di personaggi e istituzioni hanno tentato instancabilmente di confutare le tesi darwiniane. Ancora oggi, per esempio, in alcuni paesi come il Tennessee, è possibile adottare libri di testo scolastici che, invece dell’evoluzionismo, insegnano il creazionismo come fosse una normale teoria scientifica. Roba da matti, o meglio, da americani. Però, nonostante i numerosi critici e gli innumerevoli ostacoli, nonostante questi centocinquanta anni abbiano visto la sfavillante ascesa di personaggi come Hitler, i Tokio Hotel e questo tizio, niente e nessuno ha potuto contrastare con fatti concreti il vecchio Charles. Nessuno tranne noi, gli italiani.

È innanzitutto chiaro come il mondo stia vivendo un rinnovato Medioevo. Quando fra cinquecento anni verremo storicizzati, sarà in questi termini che si parlerà della nostra Età. Ma se gli arditi slanci verso il futuro vi paiono imprevedibili e poco credibili, quelli con il passato ve ne possono realmente far rendere conto. Nel Medioevo (quello passato) due erano i principali fenomeni caratterizzanti: il sentimento di ineluttabilità delle cose, che erano espressione della volontà di Dio, e il graduale cambiamento del ruolo dell’uomo, che si consoliderà appunto nell’Umanesimo. Come quando nella Chanson de Roland Carlo Magno, preveggente, sa della morte di Orlando e non può fare niente per impedirla, così noi sappiamo della Crisi, dei programmi della De Filippi, del riscaldamento globale, del ketchup sulla pasta, dello spionaggio internazionale e del precariato dopo la laurea, e non possiamo fare nulla per impedirlo.

E se fino a cinque anni fa Flavia Vento si poteva permettere di parlare e la cosa non arrecava noia ad alcuno (tranne alla gente che le stava intorno immagino), adesso può scrivere questa porcata e trasmettere a tutti, per citare i CCCP, “un’emozione sempre più indefinibile”:

Flavia vento tweet

Qui capisci che il mondo è cambiato.

In questo contesto globale alquanto particolare l’Italia ha saputo donare il peggio di sé. E se una regressione nazionale poteva essere solo una sensazione condivisa fino a poco tempo fa, il rapporto Ocse-Isofol dello scorso ottobre sulle competenze alfabetiche e matematiche delle persone dai 16 ai 65 anni in ventiquattro paesi sviluppati ha finalmente appioppato numeri e statistiche all’involuzione italiana: ultimo posto e il bollo di incapaci. Ultimi nelle competenze alfabetiche, penultimi in quelle matematiche seguiti solo dalla Spagna, d’altronde Berlusconi ha anche tv lì. Inoltre “su una scala da 1 a 6, solo il 29,8% degli adulti italiani si colloca al livello 3, considerato il minimo indispensabile per “vivere e lavorare nel XXI secolo”. Per quanto riguarda le competenze matematiche la percentuale scende al 28,9%”. Sostanzialmente il 70% degli italiani è formato da un branco di inetti. Del resto se Andrea Diprè è stato ospite nella tivù di Stato, qualche segnale non possiamo dire di non averlo avuto.

Le reazioni a questa indagine, o meglio, fucilazione pubblica, sono state le più disparate, ma tutte hanno trovato convergenza nel j’accuse alla malapolitica stagnante nei vent’anni dell’era Berlusconi. E be’, qualcosa di vero non può che esserci, il bombardamento mediatico berlusconiano e l’egemonia culturale dell’ignoranza hanno prodotto i loro frutti, ma se è vero che, come diceva Aristotele, ogni popolo ha il governo che si merita, e che, prima d’esserci l’ex Cavaliere, c’erano stati Andreotti e Mussolini, evidentemente la colpa non sta tutta lì. E allora di chi è?

Del quadro mostratoci dallo studio Ocse non mi sento di affibbiare tutto il merito ai nostri politicanti, che di colpe ne hanno tante, ma di certo non questa. Le cause infatti sono innumerevoli, e si annidano tutte nelle vene varicose della nostra benamata società. Ma non preoccupatevi, non riguardano voi. No, no! Gli altri!

La colpa è verosimilmente dell’indole diffusa da parassiti dello Stato. La colpa è del sentimento ossessivo di molte madri italiane che non hanno voluto bene abbastanza ai propri figli da buttarli fuori di casa a diciotto anni, soffrendo in silenzio la loro mancanza. (Non le vostre madri, quelle degli altri!) Così si è stati assenti alla lezione di “struggle for life” che in altri paesi hanno fatto per arrivare dove sono. La colpa è nel sentimento falso buono che se fai una cazzata ti viene perdonata perché “so’ ragazzi”. La colpa è nel contravvenire alle regole per dare una mano agli “amici” e agli “amici degli amici”. La colpa è quella dell’accettare il “così fan tutti”, dell’accettare una cosa ingiusta per non prendersi la briga di affrontare delle battaglie, soprattutto quando viene calpestato il merito. (Lo so che voi avete sempre lottato, infatti non siete voi. Mi riferisco agli altri!) Alla lunga ciò ha prodotto un’involuzione generale disastrosa, e ha generato diversi mostri come i vari Gasparri, Razzi, Scilipoti, Giovanardi, Rutelli, Fioroni che tutti conosciamo, e li ha piazzati nei posti di comando della società. Loro che non sono altro che i rappresentanti di quel 70% di italiani che si colloca nella fascia degli incapaci a “vivere e lavorare nel XXI secolo”. (No, no… voi non siete tra questi! Gli altri!)
Quindi, buon vecchio Charles! Te l’abbiamo fatta! Tiè!

P.S.
Mamma, non parlavo di te.
Tu sei perfetta.

di Pierangelo Milano

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